Che cos’è l’osteoporosi e come si cura?

Cos’è l’osteoporosi?

Le donne soprattutto, con la menopausa, si ritrovano spesso molto diverse ed alcune hanno inizialmente molta difficoltà a superare questa fase. 

L’osteoporosi è uno dei problemi più concreti che occorre prendere in considerazione.

Lo si ripete più volte, ma non sono mai abbastanza, la prevenzione è fondamentale. Altrettanto importante è l’informazione.

Nel caso dell’osteoporosi può impressionare il dato d’inconsapevolezza del rischio.

Una recente statistica sulle over 55 che avevano subito precedentemente frattura, ha messo in risalto il fatto che il 64% di loro non sapeva d’essere più a rischio per ulteriori lesioni.

Non meno drastico è quel che riguarda i soggetti che non hanno avuto in precedenza fratture ma che ad ogni modo sottovalutano la possibilità che il disturbo dell’osteoporosi possa colpire anche loro.

Da cosa deriva questa loro sicurezza? Come mai non si curano d’un disturbo così diffuso?

Molto dipende forse da una mancanza di consapevolezza, cosa che si è invece ottenuta per disturbi connessi alla pressione sanguigna oramai tenuta da tutti sottocontrollo.

L’osteoporosi è una malattia?

Il British medical Journal ha definito m’osteoporosi una non malattia, volendo intendere con ciò che troppo spesso ci si è limitati a considerarla una malattia ma in realtà è un disturbo più diffuso.

Concretamente l’osteoporosi si manifesta con un indebolimento più o meno generalizzato dello scheletro, che tende alla fragilità risultando così molto più a rischio di frattura (conducendo nei casi limite all’invalidità).

Il problema è serio, soprattutto se si considera che con passare degli anni il fisico è naturalmente portato ad indebolirsi e le fratture impiegano tempi più lunghi per sanarsi.

L’osteoporosi se non adeguatamente trattata può abbassare la soglia della speranza di vita e senz’altro va diagnosticata e combattuta prima che s’arrivi alle conseguenze peggiori.

Chi è maggiormente a rischio osteoporosi?

Dando per scontato che passati i 55 anni si presti maggior attenzione a check up periodici e visite specifiche, si possono definire soggetti che i reumatologi definiscono maggiormente a rischio.

Si tratta delle persone anziane con peso inferiore ai 57 Kg, coloro che abbiano giù subito fratture o abbiano precedenti in famiglia di problemi d’osteoporosi. Non meno determinanti sono l’assunzione d’alcool ed il vizio del fumo.

Quali sono i tipi di osteoporosi?

Quasi il 95% dei casi è però Osteoporosi primaria, che a sua volta può essere divisa in sottogruppi specifici:

  • osteoporosi I
    è il primo tipo che è immediatamente riconducibile alla menopausa ed allo scompenso ormonale da essa causato.
  • osteoporosi II
    è il secondo tipo ed è causata da un eccesso d’immobilità (basti pensare a periodi prolungati di permanenza a letto) oppure dall’assenza di sostanze importanti quali calcio, magnesio, vitamina D, testosterone, soma tropina, etc. Questo tipo di osteoporosi è altrimenti detto senile, per il suo stresso collegamento con l’età avanzata. L’attacco della patologia è dato direttamente all’osso trasecolare (parte interna porosa delle ossa)
  • osteoporosi idiopatica
    è il caso più raro alla quale i traumatologi non sanno dare una motivazione chiara.
  • osteoporosi secondaria
    invece, ha un gruppo maggiore di casi – riconducibili spesso anche ad altre patologie- eppure tutti assieme raggiungono appena il 5% del totale:
  • iperparatiroidismo
    è dovuto a delle ghiandole presenti nel collo e che sono responsabili dell’assimilazione del calcio.

Come si sa, ogni farmaco ha i suoi effetti collaterali, alcuni possono causare l’indebolimento delle ossa. Si tratta dei farmaci osteopenizzanti (cortisonici, antiepilettici, eparina, anticoagulanti orali, diuretici dell’ansa).

L’eccessiva magrezza ed il conseguente scarso peso corporeo possono essere complici dell’indebolimento dello scheletro.

Conseguenze dell’osteoporosi

  • ipersurrenalismo
    è un anomalia che intacca le ghiandole surrenali e si manifesta con un’eccessiva produzione di particolari ormoni, detti corticosteroidei. Come la scarsa presenza di calcio, anche il suo esatto opposto è causa di disfunzioni, è il caso dell’ ipercalciuria che consiste in una produzione di calcio troppo abbondante, riscontrabile tramite analisi delle urine.
  • artrite reumatoide
    le conseguenze dolorose sono riconducibili a stati di deterioramento della salute delle ossa.
  • broncopneumopatia cronica ostruttiva
    è una patologia grave che riguarda l’apparato respiratorio e riduce la capacità polmonare, può causare un indebolimento e particolare predisposizione alle infezioni.
  • sarcoidosi
    malattia rara che colpisce maggiormente le donne anziane e di colore.

Anche la celiachia, intolleranza al glutine, è motivo d’alimentazione controllata che deve tener conto del apporto di sostanze che evitino l’indebolimento delle ossa.

Anomalie intestinali, possono causare il mancato assorbimento delle sostanze nutritive necessarie.

Quali sono i sintomi dell’osteoporosi?

Ciò che rende particolarmente preoccupante il disturbo è la sua veste più subdola che fa sì che non manifesti sintomi se non a frattura subita.

Probabilmente questo “silenzio” della patologia fa si che venga a lungo trascurata dalle persone che non se ne curano fin che proprio non sono obbligate, nello sfortunato caso d’incidenti e fratture.

Si tratta dei due terzi delle persone con disturbi alle articolazioni, due terzi di loro non hanno fastidi e non si rendono conto della fragilità ossea se non quand’è tardi e patiscono i dolori della frattura.

Persino le lesioni, quando non sono troppo marcate e in punti particolari, possono non essere del tutto avvertite dal soggetto che –seppur sottoposto a frattura- continua a trascurare la sua condizione.

Piccoli dolori vengono spesso sopportati e trascurati nella quotidianità, talvolta però potrebbero essere segno di qualcosa di più.

Non va dimenticato che l’osteoporosi, seppur apparentemente priva di sintomi, rende l’individuo del circa 20% più fragile ed esposto a rischi.

Può bastare un piccolo urto, una caduta, insomma un qualsiasi evento traumatico –anche non troppo vistoso- per arrecare danni e dolori marcatissimi.

È possibile individuare aree del corpo maggiormente colpite dal disturbo dell’osteoporosi, secondo statistiche sui pazienti affetti.

Le prime parti del corpo a subire lesioni sono le vertebre dorso-lombari, ill femore ed il polso.

Tuttavia i dolori alla schiena sono davvero i più frequenti e peggiorano all’aumentare del carico.

Quindi seppur resta valido che le persone più gracili e magre possono aver un rischio in più di contrarre i disturbi d’osteoporosi, va ammesso che il peso mal distribuito –l’eccesso opposto- è altrettanto dannoso.

Il carico di peso grava, infatti, sulle ossa che – se indebolite- possono manifestare l’osteoporosi e conseguenti lesioni. Le fratture alle vertebre possono condurre a cifosi dorsale e lordosi cervicale.

Come si può diagnosticare l’osteoporosi?

Per ogni cosa è sempre meglio rivolgersi al medico di famiglia che saprà indirizzarvi sugli esami più specifici.

Va considerato che le semplici radiografie non sono sufficienti per riscontrare con certezza l’eventuale presenza d’osteoporosi.

A essa va preferita l’esame DEXA (la Dual-energy x-ray absorptiometry), al quale dovrebbero sottoporsi tutte le donne alla soglia dei 65 anni. Si tratta d’un esame specifico che valuta la densità delle ossa.

Cosa mangiare per prevenire l’osteoporosi?

L’osteoporosi è una malattia da non sottovalutare, perchè comporta la riduzione della massa ossea e con queste cose non si scherza.

L’alimentazione è il primo modo per cercare di ostacolarne l’arrivo e per rimediare se già è arrivata, nella misura in cui sono il calcio e il fosforo ad avere un’importanza fondamentale per le ossa.

Tutte le donne (considerato che è il gentil sesso il più colpito dall’osteoporosi) fin dall’infanzia devono seguire un’alimentazione ricca di calcio e vitamina D, perchè il calcio è un componente primario delle ossa, mentre la vitamina D è fondamentale per l’assorbimento del calcio.

Se manca la vitamina D, il calcio viene assorbito nella misura dell’10-15% piuttosto che dell’80%, come assicura la vitamina.

La dieta più corretta, come spesso accade, è la mediterranea, perchè completa ed equilibrata dal punto di vista nutrizionale: ricca di frutta e verdura, povera di grassi saturi, completa di latticini, adatta a garantire un buon apporto di calcio e antiossidanti, utili contro l’invecchiamento e la degenerazione dei tessuti.

Bisogna inoltre considerare che attraverso i reni viene eliminata una quantità di calcio.

Ad esempio, la digestione delle proteine animali richiede un ambiente molto acidificante e costringe pertanto i reni a produrre una maggior quantità di sostanze tampone, con il risultato che vengono sottratti calcio e altri minerali alle ossa.

E’ quindi utile aumentare gli alimenti basici che vanno a tamponare l’acidità, come ad esempio le verdure.

Anche un consumo eccessivo di latte e formaggi rischia di incrementare il lavoro dei reni, per cui chi già soffre di osteoporosi e chi al contrario vuole essere sicuro di evitarla organizzandosi per tempo, dovrebbero rivolgersi ad un medico per stabilire quale sia il miglior apporto di calcio nel loro caso specifico.

La dose giornaliera di calcio, in termini generali, si calcola intorno ai 1000-1200 mg, e tra i prodotti più ricchi di calcio si ricordano i formaggi, dal grana al groviera al parmigiano al pecorino all’emmenthal.

Attenzione però a non eccedere, altrimenti per fare scorte di calcio si rischia di strizzare l’occhio al colesterolo…

Già mettere il formaggio sulla pasta deve rappresentare una spia di controllo, nel senso che il letto di parmigiano sulle penne pomodoro e basilico esclude che poi si mangi un pezzo dello stesso.

La salute a tavola è spesso una questione di controllo oltre che di regole.

Come si cura l’osteoporosi?

Da qualche tempo in Italia è disponibile il granulato di stronzio, un elemento che viene assorbito dall’intestino in modo simile al calcio e che va in parte a depositarsi sulle ossa.

Si tratta di un farmaco vero e proprio, che agisce da un lato bloccando la fase di distruzione dell’osso, dall’altro agevolandone la formazione.

Secondo diversi studi clinici, con questo medicinale si ottengono sia il recupero di massa sia una riduzione del rischio di fratture. Si assume per bocca una volta al giorno, sciogliendolo in acqua lontano dai pasti.

Altra innovazione importante nel campo delle cure è costituita dall’acido zoledronico, che si somministra mediante iniezione.

E’ sufficiente una sola applicazione alll’anno, con una iniezione per via endovenosa della durata di quindici minuti.

Sembra che in questo modo si riesc a ridurre il rischio di frattura osteoporotica addirittura del 30%, in quanto aumenta la resistenza ottica. Trattandosi di un farmaco, deve essere prescritto da un medico e utilizzato in ospedale.

L’ultimo arrivato è il denosumab, un anticorpo monoclonale che aiuta a rimediare alla perdita di densità ossea, ma al momento non è ancora disponibile in Italia e non lo sarà ancora per alcuni mesi.

Trattamenti contro l’osteoporosi

I trattamenti più comuni. I farmaci sinora utilizzati per prevenire il rischio di frattura legato a una minore densità minerale ossea sono sostanzialmente sei:

  • Bifosfonati
    Riducono la comparsa di fratture bloccando l’attività degli osteoclasti, che sono i responsabili della disgregazione ossea, senza ostacolare quella degli osteoblasti, che sono invece i responsabili della formazione delle ossa.
  • Ormoni femminili
    Mimano le funzioni degli estrogeni, intervenendo sulla demineralizzazione ossea. Il rischio di fratture così si riduce.
  • Serm
    Come gli estrogeni incrementano la massa ossea e allontanano la possibilità di frattura, ma al contrario degli estrogeni non stimolano l’utero e la mammella.
  • Calcitonina
    E’ un ormone prodotto dalla tiroide che, iniettato per via intraoculare, riesce ad ostacolare l’azione degli osteoclasti. Allo studio anche uno spray nasale.
  • Vitamina D
    Questa vitamina (e i suoi derivati) favorisce l’assorbimento del calcio nell’intestino e la corretta mineralizzazione dell’osso.
  • Teriparatide e ormone paratiroideo
    Sono stati i primi farmaci capaci di stimolare la formazione dell’osso; si usano per iniezione sottocutanea una volta al giorno con una speciale penna-siringa a cicli di sei mesi ripetibili per un massimo di tre volte. Possono essere prescritti solo dai centri specalistici autorizzati da Regioni e Province autonome.

Esercizi fisici per prevenire l’osteoporosi

L’attività fisica, si sa, è un toccasana per la salute in generale, ed anche per l’osteoporosi. Dall’America arriva un tipo di ginnastica che si chiama “Bones for life” (Ossa per la vita), che serve a rafforzare lo scheletro, e che utilizza come unica attrezzatura, una sedia.

Gli esercizi sono semplici, si possono effettuare sia in piedi che seduti, e si imparano facilmente. Questo tipo di ginnastica aiuta anche a mantenere la postura giusta, e stimola la crescita degli osteoblasti, le cellule che formano l’osso.

Questo metodo di fitness si è dimostrato parecchio efficace.

I risultati sono stati provati da uno studio condotto da un gruppo di donne che già mostrava i primi segni di malattia. I valori della densità ossea misurati prima e dopo il trattamento sono rientrati nella norma in oltre la metà dei casi.

Ecco qui di seguito alcuni suggerimenti di esercizi per la colonna vertebrale e per le articolazioni. Procuratevi una sedia. Sedetevi sul bordo, con la punta dei piedi ben poggiata a terra.

Accavallate la gamba destra sulla sinistra, dopo di che premete il ginocchio destro contro il sinistro, e spingete il sinistro verso il destro. Appoggiate la mano sinistra sulla zona lombare della schiena, e la mano destra su quella cervicale.

Quando le gambe si contraggono, la colonna vertebrale si allungherà. Ritornate alla posizione iniziale, ripetendo dall’altra parte. Le sedie possono diventare utili alleate per praticare fitness senza sdraiarsi a terra.

Questo semplicissimo esercizio stimola l’assetto corretto della colonna, e permette di restare seduti o in piedi per più tempo senza alcuno sforzo.

Questo metodo di ginnastica aiuta ad entrare in sintonia con il proprio corpo, riuscendo a capire quando si assume una posizione sbagliata, e quindi come correggerla.

Ora provate a mettervi in piedi, sollevando entrambi i talloni e facendoli rimbalzare a terra con un doppio battito.

Allo stesso tempo ruotate la testa e il petto da una parte mentre continuate a rimbalzare, poi dall’altra parte. Tornate al centro e ripetete.

Il rimbalzo sul pavimento produce delle vibrazioni, che sollecitano la capacità dei muscoli di contrarsi e rilassarsi di colpo, aiutando così a produrre nuove cellule ossee.

Chi non è abituato agli sforzi, deve sollevarsi solo pochi millimetri, per non rischiare danni alle articolazioni già fragili e vulnerabili.

Attraverso la ripetizione di questi esercizi la postura migliora progressivamente, e ci sente man mano più scattanti ed elastici. Altro esercizio da effettuare seduti consente di stirare i muscoli intercostali e pettorali.

Partendo dalla posizione iniziale con le braccia flesse e mani appoggiate al petto, aprite e chiudete le braccia, accompagnando il movimento con una profonda inspirazione. L’espirazione, poi, accompagnerà il movimento di ritorno alla posizione di partenza.

E’ consigliabile eseguire tutti gli esercizi in maniera lenta, senza scatti o forzature.

I muscoli vanno assecondati lentamente nei loro movimenti, altrimenti potrebbero esserci danni, soprattutto nei soggetti meno sciolti ed allenati al movimento.

A chi rivolgersi per Bones for life

Se volete saperne di più sul metodo “Bones for life” e chiedere informazioni al riguardo, potete contattare la responsabile del centro di riferimento italiano, Isabella Taurino, al numero: 0574595813. Inoltre si può consultare il sito http://www.feldenkraistraining.it/.

A Monza c’è la dottoressa Iliana Biagiotti, osteopata esperta di “Bones for life”, che potete contattare al recapito: 039384401. Ci sono alcune associazioni in tutta Italia, che organizzano corsi per apprendere il metodo “Bones for life”.

Bastano tre week-end per imparare i movimenti base, quelli più importanti per avere i primi miglioramenti nella postura e nello slegamento delle articolazioni.

L’ideatrice di questo metodo si chiama Ruthy Alon, e i suoi insegnamenti vengono proposti anche in seminari ed incontri ai quali partecipano gli operatori del settore.

Alcuni seminari si tengono a Napoli, Bologna e Firenze. Il sito cui collegarsi per tutte le informazioni circa questi appuntamenti è: http://www.progettofeldenkrais.it

Una risposta

  1. firrera veronica

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