Perchè si devono togliere le tonsille?

Togliere le tonsille è un intervento ritenuto abbastanza normale ad una certa età, più o meno fino ai dieci anni di vita di un bambino. Ma perchè si rende necessario rimuoverle? Quali sono i problemi che le tonsille possono causare? E l’intervento è davvero l’unica strada, o forse esistono altri tipi di terapia meno invasivi?

Le tonsille sono degli organi dalle piccole dimensioni che ricordano le mandorle per la forma e si trovano in fondo alla gola, con la funzione di contrastare i batteri. Accade però che non ci riescano e che siano proprio ‘loro’, non solo la gola, ad essere colpite da qualche batterio particolarmente forte, con la conseguenza che all’improvviso diventano più gonfie e rosse del normale; inoltre, possono comparire anche febbre, alitosi e mal di testa. Tutti questi sintomi fanno pensare ad una tonsillite e all’eventualità di una tonsillectomia, soprattutto se i genitori notano che il bambino ha difficoltà a dormire, o meglio, magari dorme, ma russa e tende a respirare con la bocca, e poi di giorno non è affatto riposato, bensì stanco e per di più di umore variabile.

Prima di intraprendere la via chirurgica, si tenta la strada degli antibiotici, ma se la qualità di vita del bambino è seriamente compromessa dal problema, con il rischio di conseguenze importanti dal punto di vista dell’apprendimento scolastico (rallentato dall’affaticamento) si propende per l’intervento. Esistono comunque delle linee guida emanate dall’Istituto Superiore della Sanità, proprio per scoraggiare un certo atteggiamento di faciloneria, di facile interventismo che dati alla mano, sembrava aver colpito i medici italiani. L’approccio diffuso oggi è di tipo conservativo, nel senso che nei limiti del possibile si cerca di preservare gli organi, scegliendo l’intervento solo quando non esiste davvero altra scelta. E il numero delle operazioni si è praticamente dimezzato.

Per quanto riguarda la tonsillectomia, non presenta grossi rischi, se non quelli connessi naturalmente ad ogni intervento, anche il più semplice, in rapporto alle condizioni del paziente e al tipo di problema. Fondamentali da questo punto di vista i controlli preventivi e gli incontri con l’anestesista e l’otorinolaringoiatra, perchè poi l’intervento si risolve in un’ora complessiva tra addormentamento, risveglio e ‘pratica’ vera e propria. I punti si scioglieranno da soli, il giorno dopo si torna a casa se è tutto a posto, e per qualche giorno si manfia solo liquido e a temperatura ambiente. Possono comparire febbre, vomito, scarso appetito, difficoltà nella deglutizione, ma non c’è da preoccuparsi: se invece dovesse uscire sangue, anche poco, dal naso o dalla bocca, è il caso di portare il bambino in ospedale per un controllo.

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