potatura Archives - Risposta Facile Risposte facili alle tue domande Sat, 25 Feb 2023 17:26:43 +0000 it-IT hourly 1 https://www.rispostafacile.it/wp-content/uploads/2022/05/cropped-favicon-32x32.png potatura Archives - Risposta Facile 32 32 Come fare la potatura delle piante? https://www.rispostafacile.it/come-fare-la-potatura-delle-piante/ https://www.rispostafacile.it/come-fare-la-potatura-delle-piante/#respond Mon, 23 Jan 2023 13:06:55 +0000 https://www.rispostafacile.it/?p=33098 La potatura è fondamentale per la cura delle nostre piante. È un’operazione che si effettua seguendo tempi e tecniche precise. Ogni pianta ha bisogno di interventi diversi in precisi periodi dell’anno e a seconda delle operazioni da effettuare è importante utilizzare gli attrezzi giusti. Ecco allora tutto quello che c’è da sapere sui principi di base della potatura

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La potatura è fondamentale per la cura delle nostre piante. È un’operazione che si effettua seguendo tempi e tecniche precise.

Ogni pianta ha bisogno di interventi diversi in precisi periodi dell’anno e a seconda delle operazioni da effettuare è importante utilizzare gli attrezzi giusti.

Ecco allora tutto quello che c’è da sapere sui principi di base della potatura

Perché si fa la potatura?

La domanda sorge spontanea, soprattutto per chi non ha molta dimestichezza con il giardinaggio: perché si potano le piante?

La risposta è molto semplice: perché molte delle piante che l’uomo coltiva non cresce secondo le condizioni naturali e quindi le piante da sole non sono in grado di autoregolarsi.

Si pota una pianta per motivi diversi:

  • ridimensionare la chioma, soprattutto se si tratta di alberi che si trovano vicino ad altre piante ed edifici
  • eliminare i rami e le foglie superflue. In questo modo si migliora la crescita delle piante, soprattutto nel caso degli alberi da frutto e degli arbusti
  • dare alle piante la forma desiderata
  • prevenire l’invecchiamento nelle piante con molti anni di vita
  • rinforzare la chioma compromessa da parassiti o malattie
  • riportare equilibrio dopo un trapianto

Quando si fa la potatura?

Ogni pianta ha i suoi tempi, ma in genere il periodo migliore per potare piante e arbusti è a fine inverno, periodo in cui non è ancora iniziata la ripresa. Alcune piante, però, come le conifere, hanno bisogno di essere potate subito dopo che la fioritura è finita.

Può sembrare banale, ma i tempi della natura sono importanti e una potatura effettuata al momento sbagliato può essere molto dannosa per la pianta.

La primavera e l’autunno sono i periodo in cui mai e poi mai si dovrebbe potare una pianta; in primavera perché le piante stanno formando nuovi rami e nuove foglie e l’autunno perché con la potatura è facile infettare le piante per via della troppa umidità.

Per le piante da frutto non è importante soltanto il periodo dell’anno, ma anche la regolarità degli interventi. Nei primi anni di vita, per esempio, lo sviluppo è molto forte e questo richiede diversi interventi di regolazione.

Poi, mentre aumenta l’età della pianta, diminuisce la crescita e questo aumenta il tempo di intervallo da una potatura a un’altra.

Potremmo così riassumere gli interventi di potatura in base all’età della pianta:

  • fino a 10 anni: potatura ogni due anni
  • dai 10 ai 40 anni: potatura ogni 5 anni
  • di 40 anni e più: potatura ogni 10 anni

Si parla di turni solo indicativi, ma avere un’idea di come agire è importante per assicurare alla pianta una giusta crescita. Rispettare i turni di potatura, inoltre è inoltre importante per delineare la chioma nel modo corretto.

Come fare la potatura

Potare le piante non significa soltanto prendere le cesoie e cominciare a tagliare senza una regola precisa. Tutto deve essere studiato attentamente se si vogliono ottenere buoni risultati e soprattutto se si vuole essere sicuri di non danneggiare la pianta.

Per esempio, uno degli errori più commessi è quello di tagliare un ramo un po’ sporgente con un taglio netto e verticale.

Il taglio non deve mai procedere verticalmente, ma deve essere parallelo.

Solo in questo modo la pianta non sarà danneggiata e indebolita.

Per potare un ramo nel modo corretto, in altre parole, il taglio deve essere perpendicolare rispetto alla direzione. In questo modo si lascia alla pianta la possibilità di rimarginare la sua ferita nel modo più indolore possibile.

Fondamentale inoltre avere sempre gli attrezzi giusti.

Tecniche di potatura

Esistono diverse tecniche di potatura, ma in generale sono quattro le modalità più applicate.

  • Diradamento

Significa asportazione totale dei rami a partire dalla inserzioni sul tronco, dalla parte periferica e da quella centrale. La chioma risulterà sfoltita e più omogenea. Grazie a questo tipo di potatura si favorisce il passaggio della luce e dell’aria, anche nelle parti più interne della chioma, e la produttività dell’intera pianta.

  • Speronatura

Questa modalità consiste nell’accorciamento dei rami e nell’asportazione di una parte della chioma. Si riduce il numero delle gemme, si favorisce lo sviluppo dei germogli e i rami ne escono molto più forti.

  • Spuntatura

Come dice il nome,  la spuntatura è l’eliminazione di piccole porzioni dei rami. Si riduce la crescita della pianta e la linfa si ridistribuisce in modo tale da  irrobustire la chioma e stimolare la crescita delle nuove gemme.

  • Taglio di ritorno

L’ultima tecnica di potatura è l’eliminazione della parte finale di un ramo principale, al di sopra del punto di incontro di un ramo secondario. Così facendo la crescita che sarebbe passata in quella direzione passerà per il ramo più giovane.

Quanti tipi di potatura esistono?

Le singole operazioni di potatura possono essere periodiche o straordinarie.

Interventi periodici di potatura

Tra gli interventi periodici di potatura abbiamo:

  • Potatura di trapianto: si effettua tutte le volte che una pianta viene messa a dimora. Si riequilibrano le dimensioni della chioma in base alle radici per evitare che la pianta spenda troppe energie per mantenere una chioma troppo folta
  • Potatura di formazione o allevamento: si effettua su piante che hanno fino a 12 anni di età per donare loro una chioma dalla forma particolare, per esempio a piramide o a palmetta
  • Potatura di mantenimento: si esegue sugli esemplari che hanno raggiunto una certa maturità. Si dirada la chioma e si abbinano spuntature e speronature, indispensabili per le piante ornamentali che si usano per decorare gli ambienti.
  • Potatura di produzione: si effettua su piante da frutto mature e serve per ottimizzare la loro produttività.
  • Potatura di ringiovanimento: serve alle piante invecchiare, per stimolare la produzione di nuovi getti.
  • Potatura a tutta cima: consiste nell’asportazione degli apici per alleggerire la chioma e consentire lo sviluppo armonico della pianta. È indispensabile per finalità estetiche.
  • Potatura verde: si esegue in estate quando la pianta è in fase vegetativa ed è la potatura opposta a quella invernale. Consiste nell’asportazione di una parte della chioma. In questo modo si ridistribuisce il peso sui rami e si riduce anche il fabbisogno idrico delle piante.
  • Potatura invernale: è la più classica e diffusa effettuata alla fine dell’inverno per aiutare la pianta a riprendere la sua attività vegetativa.

Interventi straordinari di potatura

Gli interventi straordinari di potatura, invece, sono:

  • Capitozzatura: è l’asportazione dell’intera chioma della pianta ed è anche molto rischiosa perché mette a serio repentaglio la sopravvivenza dell’esemplare. Andrebbe eseguita solo su esemplari che, in alternativa, andrebbero abbattuti. Molti sconsigliano questa tecnica perché, oltre a incidere sull’estetica della pianta, gli esemplari sottoposti a questo tipo di potatura sono soggetti all’attacco di organismi esterni in quanto più esposti
  • Potatura di risanamento o emergenza: si effettua in emergenza per asportare i rami che ormai sono compromessi per via di parassiti o malattie oppure nel caso in cui i rami sono stati danneggiati da agenti atmosferici.
  • Potatura di contenimento: serve per evitare che le piante si espandano troppo nel caso in cui si trovino vicino a fabbricati,  edifici, abitazioni o strade. In questo caso l’intervento è motivato esclusivamente dalla messa in sicurezza della zona.
  • Potatura di riforma: si esegue per dare alla pianta un nuovo aspetto ornamentale

Cosa fare dopo la potatura

L’attenzione è stata massima durante la potatura, ma può comunque succedere che qualcosa vada storto. Del resto, la potatura è comunque un trauma, una ferita che la pianta deve risanare da sola.

Per questo è importante ridurre al minino lo stress e intervenire nel caso in cui si tema per la salute dell’esemplare.

Se il taglio effettuato è particolarmente importante è possibile applicare alla pianta un mastice cicatrizzante, che aiuta la formazione del callo nervosa e protegge la pianta dall’attacco dei parassiti.

Per aiutare la pianta a riprendersi dopo la potatura è utile anche concimare con del compost organico e assicurare sempre una buona dose di irrigazione, avendo cura di non bagnare i rami potati, per proteggerli da muffe.

Forme, gemme e rami della pianta

Parlando di potatura è opportuno conoscere alcuni elementi di agronomia che sono sicuramente utili per capire meglio vita ed esigenze delle piante che andiamo a potare, siano esse ornamentali o da frutto.

Le forme di allevamento

Con questo curioso termine – che fa pensare ad animali piuttosto che piante – ci si riferisce agli schemi di sviluppo e coltivazione delle piante. Le forme principali di “allevamento” delle piante sono tre:

Forme in volume

Lo sviluppo delle piante avviene nelle tre direzioni (altezza, larghezza e profondità), Queste forme hanno bisogno di molto spazio e non necessitano di supporto per la crescita.

Tra le forme in volume più diffuse ci sono:

  • Vaso: il tronco ha un’altezza media e si divide in branche (che formano la chioma dall’aspetto tondeggiante.
  • Piramide: la forma della chioma è a piramide
  • Globo: la pianta si pota fino a farle assumere una forma piuttosto fitta, che protegge il tronco e i rami dal sole.
  • Alberello: è specifica della vite, che viene coltivata a cespugli

Forme in parete

Lo sviluppo delle piante in questo caso procede in:

  • altezza
  • larghezza

Questo tipo di crescita è tipica dei vigneti e degli alberi da frutto. Le forme di allevamento in parete sono principalmente due:

  • controspalliere basse
  • controspalliere alte

Pergolato

Qui la crescita della pianta avviene in due direzioni:

  • larghezza
  • profondità

Il piano di sviluppo è orizzontale oppure inclinato, come nel caso della vite. Le due tipologie di pergolato più conosciute sono il tendone e la pergola.

Le gemme

Altro argomento di grande interesse sono le gemme, ossia le parti vitali e nuove che la pianta genera sui rami per la crescita. Di esse va tenuto conto in maniera fondamentale quando si pota. Sulle piante si trovano le gemme che sono diverse tra loro e vengono distinti in base a:

Tempi di sviluppo

In base al loro sviluppo di distinguono le gemme:

  • pronte: si formano nello stesso anno della formazione
  • dormienti: si sviluppano nell’anno successivo a quello della formazione.
  • latenti: si sviluppano dopo anni dalla loro formazione.

Posizione sulla pianta

Mentre in base alla loro posizione sulla pianta distinguiamo le gemme:

  • apicali: all’apice dei rami
  • ascellari: in prossimità dell’ascella delle foglie.
  • avventizie: in diverse zone della pianta

I rami

Ultimo argomento di cui ci occupiamo sono i rami e le loro tipologie, ultimo in ordine cronologico ma non per questo meno importante, anzi.

Rami a legno

Si tratta di rami di tipo vegetativo, che possono essere classificabili in questo modo:

  • Succhioni: sono rami vigorosi presenti nelle piante giovani. Vengono rimossi durante la potatura per aiutare la pianta a mantenere le energie.
  • Polloni: nascono dal colletto della pianta o dalle radici.

Rami a frutto

Sono i rami sui quali si verifica la fioritura. E si dividono in:

Rami a frutto delle pomacee

I principali rami a frutto di melo, pero, cotogno e nashi sono rappresentati da:

  • Dardo: ramo corto che non supera gli 0.5-1 centimetri
  • Lamburda: questo ramo a frutto della lunghezza di 1-5 centimetri di età superiore a un anno.
  • Birindillo: lungo dai 15 ai 20 centimetri, e ha una gemma mista contornata dalle gemme laterali a legno.
  • Ramo misto: con lunghezza d compresa tra i 35 e 50 centimetri; è un ramo lungo, che presenta gemme lisce e a legno.

Rami a frutto delle drupacee

I rami degli alberi da frutto si suddividono in:

  • rami misti: di lunghezza di 40-80 centimetri, con gemme a fiore e a legno. Sui rami misti si concentra la maggior produttività delle drupacee.
  • Dardo fiorifero: ha una lunghezza di pochi centimetri e gemme a fiore e a legno
  • Birindillo: i birindilli sono molto poco frequenti e non hanno importanza ai fini produttivi. Hanno una lunghezza di 15-25 centimetri, e hanno gemme laterali  a legno e a fiore.

Rami di agrumi, vite e ulivo

In queste tre esemplari non ci sono dei veri e propri rami da frutto, ma si trovano alcune gemme che si possono scorgere in diverse parti della pianta. Ecco quello che è possibile trovare:

  • Agrumi

gli agrumi hanno gemme che andranno poi a dare vita ai germogli. sui germogli, a loro volta, si svilupperanno i fiori, che si formano intorno al mese di febbraio-marzo.

Questo tipo di gemme si trovano in genere sui rami che hanno circa un anno e si sono sviluppati nella primavera dell’anno prima, ma non è escluso di poterle trovare anche su rami più vecchi; sui rami possono nascere solo fiori ,oppure sia fiori sia foglie allo stesso tempo.

  • Vite

la produzione nella vite si compie su quei rami  che sono stati prodotti in primavera.

A loro volta questi rami si dividono dai rami che si sono sviluppati nell’anno precedente e le loro gemme miste andranno a produrre germogli, che a loro volta daranno vita a uno o a due grappoli,  oltre a un numero di foglie variabile.

Ci sono poi tipologie di germogli che nascono da piccole gemme che si trovano alla base dei tralci, chiamate anche gemme di corona, oppure da gemme silenziose che si sviluppano a partire dal fusto. In entrambi casi, però, la produzione è piuttosto scarsa.

  • Ulivo

Nell’ulivo la produzione si mette in moto a partire da gemme a fiore e dalla gemme miste che si sviluppano e danno origine ad una infiorescenza conosciuta con il nome di mignola.

Parliamo di gemme che si trovano sui rami di un anno, ma spesso anche su quei rami che sono meno giovani e hanno due o tre anni. Nel caso delle gemme miste, si producono i fiori ma anche le foglie.

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Come potare le piante di agrumi? https://www.rispostafacile.it/come-potare-le-piante-di-agrumi/ https://www.rispostafacile.it/come-potare-le-piante-di-agrumi/#respond Thu, 31 Jan 2019 16:01:32 +0000 https://www.rispostafacile.it/?p=33413 Arance, limoni, mandarini, bergamotti, i principali agrumi coltivati in molte zone dell’Italia, al sud dove il clima mite ne favorisce la crescita. Si tratta di specie molto diverse tra loro, con relative operazioni di potatura, che hanno anche tratti in comune, indispensabili perché le piante siano sane e produttive. Ecco allora tutto quello che c’è da sapere.

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Prima di affrontare l’argomento di questa guida, ossia come potare le piante di agrumi, andiamo a curiosare nella natura di queste piante.

La famiglia degli agrumi è molto ampia, comprende diverse specie e ognuna regala frutti diversi dal gusto saporito più o meno intenso, ottimi da mangiare al naturale o per preparare succhi, bevande e pietanze.

Come potare le piante di agrumi

Come sempre, però, prima di procedere con tutte le informazioni che riguardano la coltivazione e la potatura della specie in questione, è importante conoscere a fondo le caratteristiche botaniche delle piante di cui stiamo parlando.

Il termine “agrumi” si riferisce a una tipologia di pianta che produce frutti succosi utilizzati sia da mangiare freschi che per diverse trasformazioni a livello industriale.

Le specie di piante di agrumi

Le principali specie di agrumi esistenti in natura sono:

  • Arancia dolce (Citrus sinensis)
  • Arancio amaro (Citrus aurantium)
  • Pompelmo (Citrus paradisi)
  • Limone (Citrus limon
  • Mandarino (Citrus reticulata, C. nobilis)
  • Bergamotto (Citrus × bergamia)
  • Cedro (Citrus medica
  • Chinotto (Citrus myrtifolia)

Si tratta di specie tutte originarie dell’Asia sud-orientale. Altre varietà minori di agrumi sono:

  • Mandarino cinese o kumquat rotondo (Fortunella japonica)
  • Kumquat di Hong Kong (Fortunella hindsi)
  • Kumquat ovale (Fortunella margarita)
  • Arancio trifogliato o ponciro (Poncirus trifoliata)
  • Pomelo o pommelo (Citrus grandis o Citrus maxima)
  • Tangelo (Citrus × tangelo)
  • Mapo (un ibrido Citrus × tangelo)
  • Limone Meyer (Citrus meyeri) Miyagawa o satsuma (Citrus × unshiu)
  • Papeda delle Mauritius o combava (Citrus hystrix)
  • Kucle (Fortunella margarita x Citrus reticulata)
  • Calamondino (Citrus japonica x Citrus reticulata)
  • Pompia (Citrus × mostruosa)
  • Rangpur (Citrus x limonia)

Le specie, come avete visto, sono parecchie, profumate e colorate. Tutte si assomigliano ma ognuno di loro è diversa, dimostrando quanto grande possano essere le varietà di una stessa famiglia presenti in natura.

Come tutte le specie arboree, anche gli agrumi vanno coltivati con attenzione, per garantire alla pianta un buono stato di salute duraturo nel tempo e per assicurarsi dei frutti buoni e saporiti.

Come coltivare gli agrumi

A differenza di altri alberi da frutto che interessano sia la botanica che il commercio, gli agrumi hanno poche forme di allevamento, tutte riconducibili ad una struttura a forma di globo della chioma.

Le piante di agrumi crescono in natura senza troppe costrizioni o troppe potature, lasciando quindi che la chioma si possa sviluppare in modo naturale.

Coltivare degli esemplari di agrumi dalla chioma globosa è abbastanza semplice: basta cimare a circa 50 centimetri di altezza il fusto delle giovani piante di agrumi e mantenere tre o quattro branche dalle quali si svilupperà invece la chioma.

Per le piante di agrumi si tende a preferire forme di allevamento a “chioma piena”, dove la vegetazione raggiunge il suo sviluppo massimo spingendosi fin quasi a livello del terreno.

In questo modo la capacità degli esemplari di portare frutti viene sfruttata a pieno, senza mai dimenticare che la presenza di una simile chioma è considerata un’ottima protezione nei confronti dell’eccessiva esposizione al sole del fusto e anche in caso di eventuali sbalzi di temperatura che potrebbero colpire la pianta.

Come potare gli agrumi

Gli agrumi sono piante che hanno significative differenze rispetto ad altri alberi da frutto, ognuno con le proprie caratteristiche e dei quali è indispensabile tener conto. Quindi, prima di approfondire come potare le piante di agrumi, analizziamone le principali caratteristiche in questione, che sono:

  • La produzione dei frutti si verifica sui rami che si sono formati nell’anno precedente, come molto spesso succede per diversi alberi da frutto.
  • Negli agrumi lo sviluppo vegetativo si articola in tre periodi ben precisi: primavera, inizio dell’estate ed autunno.
  • Il portamento degli agrumi, ad eccezione di alcuni casi, è di tipo assurgente, ovvero la chioma tende sempre a crescere verso l’alto. Per via del loro stesso peso, in seguito, i rami tendono a incurvarsi verso il basso e questa condizione viene sfruttato a fini produttivi.

Gli agrumi, come tutte le altre specie arboree, devono seguire dei tempi di potatura ben precisi, indispensabili per garantire una buona produttività alla pianta e per evitare di recarle dei danni irreversibili.

Potare le piante di agrumi

Il periodo migliore per cominciare i lavori di potatura degli agrumi è quello compreso tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate. Questo significa che bisogna intervenire nel periodo che precede la fioritura.

Ovviamente munitevi degli attrezzi adeguati.

Gli agrumi sono piante che non hanno bisogno di grandi interventi di potatura intensivi.

Anzi, nel caso degli agrumi la regola è: meno si pota, e meglio è.

Nonostante questo, è importante specificare che devono comunque essere effettuati dei tagli selettivi.

Potare con tagli selettivi

Per esempio, è importante asportare la porzione di vegetazione che si trova più vicina al suolo in modo tale da permette il giusto circolo dell’area nella zona dove si trova la chioma.

Così facendo, in questo modo si scongiura la possibilità di sviluppo di malattie fungine che potrebbero attaccare l’albero in qualsiasi momento.

Durante la fase di potatura di produzione bisogna anche eliminare i rami che hanno già prodotto i loro frutti, oltre naturalmente ai rami che sono secchi, deboli oppure malati.

Contrariamente a molte altre specie di interesse agronomico, negli alberi degli agrumi i polloni non costituiscono sempre un elemento negativo da rimuovere il prima possibile.

I polloni, infatti, risultano molto utili quando vi è la necessità di dare una rinfrescata alla chioma della pianta, e vengono impiegati per la sostituzione di branche che hanno una produttività ormai in fase di declino.

Negli agrumi è molto importante che la vegetazione troppo fitta sia diradata, in modo tale da consentire il passaggio della luce e dell’aria.

Queste sono le informazioni che è indispensabile conoscere per procedere nel modo corretto alla coltivazione, e alla potatura, degli agrumi. Si tratta di alberi dal profumo intenso ma delicato che, oltre ad essere un’ottima risorsa naturale, sono anche un buon modo per decorare il giardino o l’orto.

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Come potare il fico? https://www.rispostafacile.it/come-potare-il-fico/ https://www.rispostafacile.it/come-potare-il-fico/#comments Thu, 31 Jan 2019 15:55:10 +0000 https://www.rispostafacile.it/?p=33410 Il fico è una pianta molto diffusa nelle zone del Mediterraneo, predilige climi caldi e ha bisogno di una corretta potatura perché la produzione dei suoi dolci frutti sia ottimale. Ecco allora tutto quello che c’è da sapere sulla potatura del fico.

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Il fico (Ficus carica L.) è una pianta che arriva dell’Asia occidentale,  anche se da migliaia di anni è stata introdotta anche in Europa e poi in altri paesi del mondo.

Come potare il fico

Al genere Ficus appartengono 700 specie differenti, ma la specie Ficus carica è la più interessante dal punto di vista della coltivazione perché produce ottimi frutti. Questa specie si differenzia ulteriormente in due sottospecie: il F. carica sativa (fico domestico) e il F. carica caprificus (fico selvatico).

Il fico  è una pianta che cresce in tutta l’area del bacino del Mediterraneo, dove il clima è piuttosto secco e caldo. Per molto tempo è stata un’ importante risorsa alimentare per le persone, essendo le sue esigenze di irrigazioni sono minime.

Il maggior produttore di fichi in Europa è il Portogallo, mentre in Italia le coltivazioni più intense si trovano in Campania, Puglia, Sicilia e Calabria.

Il fico, in ogni caso, è in grado di crescere in ogni zona del nostro paese, anche nelle regioni più settentrionali, anche se in questo caso la produzione è leggermente inferiore in termini qualitativi e in termini quantitativi. Le temperature minime invernali che questa pianta può sopportare si aggirano intorno ai –10°C.

La pianta del fico domestico che tutti conosciamo raggiunge altezze di circa 6-8 metri e ha un tronco robusto e un ampio apparato di radici che possono intercettare anche pochi livelli di umidità nel terreno.

Sui rami sono presenti delle gemme a fiore che formano una particolare infiorescenza che viene definita con il nome di siconio.

Il siconio è formato da un ricettacolo dalla consistenza carnosa, e al suo interno sono contenuti fiori unisessuali; nell’estremità opposta rispetto all’inserzione sul ramo, c’ è un foro detto ostiolo.

Il fico domestico produce due tipologie di frutti:

  • Fichi primaticci: questi frutti crescono in autunno, mentre la maturazione avviene nella primavera dell’anno successivo.
  • Fichi veri e propri: i fichi veri e propri si formano sulla pianta in primavera per arrivare poi alla maturazione durante il periodo estate-autunno.

Per quanto riguarda invece il fico selvatico, ci sono tre tipologie di frutti:

  • Mamme: si formano in inverno, ma al loro interno ci sono solo fiori femminili abortiti.
  • Profichi: al loro interno si trovano sia fiori femminili che maschili e compaiono in primavera.
  • Mammoni: maturano in estate e contengono sia fiori femminili che maschili.

Nel fico domestico si distinguono due principali specie, che sono le seguenti:

  • Unifere: possono produrre solo fichi estivo-autunnali, come le varietà Meloncello, Napoletana, Brogiotto Nero, Cantano,  Arneo, Borsamele, Albanega e Ottato Rosso.
  • Bifere: oltre ai fichi estivo-autunnali, queste specie producono anche i fioroni primaverili come, Sessune, Ottato Bianco Piombinese, Fracazzano, Del Vescovo e Columbano.

Come potare il fico

Il fico è una pianta che ha bisogno di parecchio spazio per crescere bene: ogni esemplare deve essere piantato ad almeno 6-10 metri di distanza l’uno dall’altro, anche a seconda della tipologie e della varietà.

Se si acquistano piante di fico giovani, per esempio in un vivaio, è bene collocarle in un terreno arricchito di sostanze organiche che contengano fosforo e potassio che stimolano la fioritura dei frutti.

Dopo aver messo a dimora le piante nel terreno, il prossimo passaggio da compiere è la capitozzatura degli esemplari, che devono essere tagliati ad un’altezza di circa 80-150 centimetri dal suolo. L’altezza alla quale bisogna eseguire il taglio viene scelta sulla base delle dimensioni che si intendono far raggiungere all’albero.

Dopo la capitozzatura, la pianta viene fatta crescere in forma libera e poi sottoposta a una potatura annuale che bisogna eseguire verso la fine dell’inverno, prima che le piante possano riprendere la loro attività vegetativa.

In genere, per iniziare ad essere produttiva la pianta del fico ha bisogno di almeno cinque anni. La massima produttività si registra comunque dal trentesimo al quarantesimo anno di vita.

Molto spesso si sente dire che il fico è una pianta che non ha bisogno di essere potata, dal momento che si tratta di una pianta che potrebbe essere produttiva anche senza l’intervento da parte dall’uomo.

Il nostro consiglio è quello di intervenire sempre con la potatura, senza mai esagerare con la quantità di tagli perché il fico domestico è una pianta il cui legno tende a cicatrizzarsi abbastanza lentamente.

Durante le operazioni della potatura è necessario per prima cosa eliminare tutti quei rami che alla vista appaiono secchi, quelli che sono stati danneggiati dagli eventi atmosferici oppure quelli che sono stati oggetto di attacchi da parte dei parassiti.

I polloni devono essere rimossi in modo definitivo, per evitare che alla pianta vengano meno preziose energie alla pianta, indispensabili per la sua produttività.

È poi consigliabile rimuovere sempre i rami che crescono forti e robusti in direzione interna oppure in direzione verticale. Questi rami si configurano al di fuori dello schema ottimale della chioma.

I rami della pianta devono sempre essere indirizzati verso l’esterno, in modo tale che si possa formare una chioma allargata, che si sviluppa orizzontalmente e permette all’aria di circolare correttamente. Sarà poi necessario eliminare  anche i rami che si toccano l’uno con l’altro.

I fioroni vengono prodotti dalle gemme apicali che si trovano sui rami che sono spuntati dall’anno precedente, mentre i fichi veri e propri si originano sempre dai rami nuovi.

Per questi motivi la potatura può essere più o meno importante a seconda delle esigenze, dal momento che bisogna concentrarsi sull’una o sull’altra tipologia di ramo.

Queste sono tutte le informazioni che è necessario conoscere per prendersi cura al meglio della pianta del fico e per procedere alla sua potatura nel modo corretto.

La coltivazione di questa pianta non è tra le più difficili con cui confrontarsi, quindi se siete alle prime armi con la coltivazione degli alberi da frutto nell’orto o nel vostro giardino, questa pianta è perfetta per cominciare.

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Come potare il pero? https://www.rispostafacile.it/come-potare-il-pero/ https://www.rispostafacile.it/come-potare-il-pero/#respond Thu, 31 Jan 2019 15:50:12 +0000 https://www.rispostafacile.it/?p=33407 Il pero è una pianta da frutto molto diffusa in natura, presente in numerose varietà che sono coltivate e apprezzate in tutta Italia. Per potare il pero, e garantirgli così una buona produttività nel corso degli anni, è bene conoscere le sue caratteristiche e le sue funzioni vegetative.

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Come potare il pero

Il pero è un albero che tende a svilupparsi in verticale e nella maggior parte delle varietà la produzione si concentra sui rami giovani, di due o tre anni.

La potatura del pero

Per la potatura del pero è importante tenere in considerazione alcune regole pratiche:

  • Più aumenta l’età del ramo e più è necessario eseguire tagli drastici, dal momento che la produzione è considerata in declino nei rami che hanno quattro anni e più. Questo è il motivo per cui i rami di un anno si lasciano interi, mentre quelli di quattro anni vanno devono essere eliminati.
  • Le gemme non sono tutte fertili, quindi prima di potare bisogna aspettare che queste si rigonfino per poter capire qual è la giusta lunghezza lungo cui potare il ramo
  • Più la vegetazione è vicina all’astone, maggiore sarà la produzione.
  • È importante evitare che i rami produttivi si sviluppino troppo in verticale, per limitare l’ingombro delle piante ma anche per una questione di produttività.

La potatura del pero: forme di allevamento

Una volta messe a dimora le nuove piantine della pianta del pero è bene ridurne la chioma per renderla idonea all’apparato radicale che durante le prime fasi è ancora poco sviluppato.

Se si scelgono piante sane, in genere gli interventi da effettuare al momento dell’impianto saranno pochi. Le forme di allevamento sono tre: fusetto, palmetta e doppio asse.

Ecco quali sono le loro caratteristiche.

Fusetto

La pianta presenta un tronco principale dal quale partono cinque o sei branche laterali. Per abbreviare il primo periodo di improduttività è meglio scegliere almeno cinque rami laterali. Tutti gli altri vanno eliminati dalla pianta.

Palmetta

Qui le piante crescono l’una accanto all’altra, in parete. La loro chioma ha una forma larga e appiattita, che permette alla luce di filtrare bene. Questo tipo di allevamento è molto diffuso nelle coltivazioni su larga scala, dove la raccolta è meccanizzata. Si procede con l’organizzazione del primo palco di branche  e si mantengono solo due o tre rami sani. Fatto questo darà poi sufficiente rinnovare periodicamente le branchette laterali.

Doppio asse

Anche questa forma di allevamento si sviluppa a parete. Qui, però, non esiste un astone principale, ma la pianta si conforma grazie al raddoppiamento dell’asse centrale. Per avere uno sviluppo a doppio asse è importante scegliere due assi sani ed equilibrati.

Potatura del pero in base alla produzione

Quando la pianta del pero è entrata nella fase di produzione, la potatura deve seguire uno schema ben preciso. Gli interventi sono diversi in base all’età delle porzioni vegetative:

Rami di un anno

Hanno un aspetto filiforme, possono raggiungere anche due metri di lunghezza e tendono sempre in verticale. Per questo motivo devono subire un diradamento drastico che serve a conservare solo i rami che hanno una lunghezza ed un diametro ideale per la fruttificazione.

Si privilegiano sempre i rami di un anno inseriti in prossimità del tronco, perché sono questi che riceveranno più linfa. Nel corso dell’anno seguente questi rami tenderanno ad incurvarsi per via del peso delle foglie.

Rami di due anni

Sui rami di due anni sono in genere presenti le lamburde fruttifere. Per ottenere frutti di buona qualità è consigliabile accorciare il ramo con una potatura di ritorno che abbia come apice vegetativo una lamburda.

I rami da mantenere sulla pianta devono avere una lunghezza di circa 40-50 centimetri al massimo, sempre ridimensionati a una ventina di centimetri. In prossimità del taglio del ramo le lamburde presenti sono in grado di produrre frutti di buona qualità, mentre all’estremità opposta le lamburde tenderanno a produrre nel corso dell’anno successivo.

Rami di tre anni

I rami di tre anni sono gli stessi dai quali si sono sviluppate le lamburde fruttifere. Per la potatura di questi rami è consigliabile eseguire un nuovo taglio di ritorno per permettere al tempo stesso il rinnovo vegetativo e una nuova produzione nel corso dell’anno.

Rami di quattro anni

All’età di quattro anni la produzione è ormai concentrata sui rami più giovani e quindi il legno vecchio deve essere eliminato dalla pianta. Il ramo di quattro anni va eliminato con l’accortezza di lasciare uno sperone per consentire il rinnovo della vegetazione.

Potatura delle diverse varietà di pero

Le varietà di pero sono diverse l’una dall’altra e per questo motivo è importante tenere presenti alcuni suggerimenti che riguardano in particolare la potatura di:

Pero Abate: questa varietà tende a produrre molti fiori, dei quali solo però una piccola percentuale si trasformerà in frutto. Per questo è opportuno eliminare almeno la metà delle gemme miste presenti, spuntando tutti i rami di età compresa tra due e tre anni senza tuttavia diradarli. Il rinnovo della vegetazione di Abate deve essere di media intensità.

Pero Kaiser: la potatura per questa varietà non richiede grandi interventi, dal momento che viene sempre mantenuto un buon numero di rami con tagli di ritorno. Non è necessario un rinnovo della vegetazione per mantenere una buona produttività.

Pero Conference: la produzione si concentra sui rami di tre anni, le fertilità è molto elevata ma possono insorgere problemi in termini di pezzatura. Di conseguenza bisogna privilegiare la qualità e non la quantità dei frutti.

Pero William: questa non è una varietà che necessita di un forte rinnovo della vegetazione. La fertilità è molto elevata e l’aspetto più critico è la produzione di poche gemme a fiore. È necessario che la potatura sia più tardiva nei limiti del possibile per poter riconoscere quali sono le gemme fertili che si sviluppano sui rami. Questa varietà, inoltre,  ha una produzione che tende a concentrarsi sulle gemme di punta; per questo motivo i rami vanno lasciati a una certa lunghezza senza dover spostare l’intera produzione in una posizione troppo esterna e troppo lontana dal fusto principale.

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Come potare il pesco? https://www.rispostafacile.it/come-potare-il-pesco/ https://www.rispostafacile.it/come-potare-il-pesco/#respond Sun, 23 Dec 2018 14:03:49 +0000 https://www.rispostafacile.it/?p=33100 Chiunque si occupi di potatura sa che parliamo di un’operazione indispensabile in giardinaggio ma anche di frutticoltura che permette di dare alle piante la corretta forma di allevamento e di migliorarle in termini di produttività.

Questo vale in modo paticolare per una pianta delicata e preziosa come il pesco.

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Per gli appassionati del genere e per chiunque voglia saperne di più, ecco una breve guida che spiega come potare del pesco, partendo dall’impianto delle giovani piantine fino alla fase della piena produttività.

Il pesco è un albero che può raggiungere un’altezza di 4-8 metri, ha una corteccia di colore marrone e getti di colore verde, a volte sfumati di rosso.

Le sue foglie sono appuntite, alterne, con fiori ermafroditi portati in zona apicale sui rami giovani

Alcune parti della pianta, come la corteccia, le radici, le foglie e i semi, contengono sostanze da cui derivano cianuri sostanze state usate per aromatizzare i liquori.

La pianta del pesco ha la tendenza verso una stabilizzazione apicale, ossia nella potatura deve essere sempre rispettata la presenza di un apice dominante.

Se l’apice viene rimosso o viene spuntata la pianta, questa tende a riaffermare tale dominanza di un apice, producendo anche masse di polloni intermedi che però non sono produttivi.

I fiori del pesco sono di colore rosa, ma c’è una notevole differenza tra le diverse varietà; i petali possono essere piccoli e stretti, oppure ampi e larghi.

Se i petali sono di colore più scuro-aranciato, i frutti saranno a polpa gialla, mentre se l’interno dei petali è sfumato in chiaro i frutti saranno a polpa bianca.

Principi base della potatura del pesco

Tutti gli alberi e gli arbusti, pesco compreso, per poter crescere hanno bisogno del loro spazio vitale, di spazio a sufficienza per avere uno sviluppo sano e una buona produttività soddisfacente.

Lo spazio necessario deve essere considerato in base alla forma di allevamento che si vuole dare alla pianta e anche in base alla vigoria del portainnesto.

Infatti, su portainnesti considerati deboli si svilupperanno piante che saranno più piccole e meno ingombranti. Mentre portainnesti molto vigorosi daranno origine a esemplari che avranno bisogno di molto spazio.

In termini pratici e in altre parole, i portainnesti che sono deboli possono essere piantati abbastanza in modo abbastanza fitto. Ad esempio 1-1.5 metri tra una pianta e l’altra e 3-4 metri tra una fila e l’altra.

Mentre gli esemplari considerati più vigorosi dovranno essere più distanziati, calcolando uno spazio necessario e vitale di almeno 15 o 20 metri quadrati per ciascuna pianta.

Se vi servono informazioni sugli attrezzi giusti da usare, eccovi la guida specifica.

Come potare il pesco?

Piantare il pesco

Prima di capire come potare il pesco, partiamo dalla sua messa a dimora.

Per cominciare le operazioni di messa a dimora degli alberi di pesco è necessario scavare una buca di generosa ampiezza, che va da 50×50 centimetri fino a 1×1 metro.

E con dimensioni che possono aumentare nel caso in cui il terreno sia particolarmente pesante e compatto.

Un consiglio molto utile è quello di prestare attenzione al profilo dello scavo: il profilo non deve essere concavo verso l’alto (a “U”, per intenderci), ma convesso (ossia a “U rovesciata”).

L’obiettivo è quello di  evitare che l’acqua che si è infiltrata nel terreno si accumuli sul fondo della buca causando fastidiosi problemi di marciumi radicali e asfissia.

Per compiere questa operazione basta riempire la buca creando un cono con la terra che si è precedentemente estratta.

Il panetto di terra che conterrà le radici della pianta andrà interrato in modo tale che dal terreno sporga la porzione del tronco.

La quale, anche durante le prime fasi di vita, è sempre stata esposta all’aria.

L’interramento non deve mai essere né troppo superficiale, né troppo profondo.

Prima di collocare il panetto di terra sul fondo della buca scavata, è bene distribuire uno strato di circa 4 o 5 centimetri di terriccio di buona qualità, per favorire il successivo sviluppo della pianta.

La prima potatura

Poi, una volta interrato il panetto bisognerà tagliare il fusto della pianta a un’altezza di circa 80 centimetri dal suolo, praticando un taglio obliquo e avendo l’accortezza di proteggere sempre la superficie di taglio con del mastice cicatrizzante per arbusti.

I rametti che si dipartono dal fusto non devono essere lasciati così come sono, ma devono essere cimati sempre analizzando e tenendo in considerazione le gemme che portano.

Su ogni rametto laterale devono essere lasciate almeno due o tre gemme che permetteranno il futuro sviluppo della pianta.

Ovviamente nel caso di un ramo “orbo”, cioè un ramo che non presenta gemme, avremo un ramo inutile che non sarà in grado di crescere.

Come potare il pesco al primo anno

La potatura, nei primi anni di vita dell’albero, deve essere effettuata per dare al pesco la sua forma di allevamento, definitiva ma in modo graduale.

In aprile si potrà intervenire sulla pianta eliminando i germogli che si sviluppano nei primi 30 o 40 centimetri dell’astone: andrà bene lasciarne cinque o sei nella porzione apicale.

I germogli devono sempre essere scelti in base alle loro caratteristiche di omogeneità e di sviluppo e i  rami vanno mantenuti sani e vigorosi. In un secondo momento si potrà eseguire una potatura verde scegliendo con cura quali saranno quei germogli che andranno a costituire l’impalcatura del vaso.

Solo i germogli che saranno ben inseriti e disposti in modo regolare andranno mantenuti.

Quelli in sovrannumero, invece, andranno eliminati. Questa operazione di torsione è molto importante perché favorirà l’attività fotosintetica senza però compromettere lo sviluppo e la forza degli altri germogli.

Come potare il pesco maturo negli anni successivi

Negli anni a venire il pesco andrà potato sempre seguendo un principio base molto importante: si mantiene una gemma apicale che si sviluppa in altezza, diradando i rami che si trovano sotto, in modo tale da lasciarli con una disposizione che potremmo definire a lisca di pesce.

Quando la pianta avrà ormai raggiunto i tre o quattro metri di altezza, le dimensioni potranno essere ormai considerate quelle finali e da qui in poi sarà necessario intervenire con potature che mantengano l’albero del pesco nella forma di allevamento desiderata.

Per fare questo è importante che la potatura venga eseguita non sul legno giovane (di un anno), ma sui rami che hanno almeno due anni. La pianta deve essere caratterizzata da fusto e rami spessi nella sua zona centrale, che si dirigono verso diametri più fini nelle aree periferiche della chioma.

È importante eliminare anche i germogli in schiena, ossia quelli che si sviluppano in modo verticale a partire da fusti che hanno un andamento più o meno orizzontale.

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Quali sono gli attrezzi per la potatura? https://www.rispostafacile.it/attrezzi-per-la-potatura/ https://www.rispostafacile.it/attrezzi-per-la-potatura/#respond Sun, 23 Dec 2018 14:02:28 +0000 https://www.rispostafacile.it/?p=33099 La potatura è un tipo di intervento che viene effettuato in determinati periodi dell’anno per migliorare la salute delle piante, il loro aspetto esteriore e anche la loro produttività se si tratta di piante da frutto. Ma per poter potare da soli una pianta nel modo corretto - senza chiamare un giardiniere - occorre conoscere le principali tecniche di potatura ma soprattutto avere gli attrezzi giusti. Scopriamo quali sono in questa guida specifica.

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Quando andiamo a comprare gli attrezzi per la potatura, la prima nozione da tenere a mente è che la qualità non deve essere mai sottovalutata.

Questo vale anche davanti a un prodotto che presenta un prezzo sensibilmente più elevato rispetto ai concorrenti economici.

Ridurre i costi è importante, certo, ma è bene anche valutare quanto può offrire un attrezzo più costoso e di qualità in termini di durata e di prestazioni.

Per il resto, si tratta solo di scegliere lo strumento giusto. Ecco tutto quello che c’è da sapere per procedere all’acquisto nel modo corretto, quali sono gli strumenti presenti in commercio e quando è opportuno utilizzarli al posto di altri.

Gli attrezzi per la potatura

In base alle dimensioni delle vostre piante è possibile scegliere diversi strumenti per la potatura, dalle forbici al seghetto, fino alla motosega. La scelta dipende anche a seconda dell’uso – amatoriale o professionale – che dovrete fare degli attrezzi.

Alcuni sono strumenti manuali, mentre altri sono azionati corrente elettrica, sistemi pneumatici e motori a scoppio.

Le forbici da pota

Le forbici sono lo strumento più semplice e diffuso. Si usano per potare le piante erbacee e i rami più piccoli. Le forbici sono attrezzi di diverse dimensioni e hanno lame più o meno lunghe a seconda dell’utilizzo.

In commercio ne esistono di diversi modelli e di diversi prezzi:

Forbici tagliasiepi

hanno lame abbastanza lunghe e possono raggiungere anche i 50 centimetri di lunghezza.

Anche i manici sono piuttosto lunghi, per poter azionare con uno sforzo minimo le lame che hanno queste dimensioni.

Esistono anche forbici tagliasiepi dotate di prolunghe che permettono di tagliare le siepi anche a molti metri di altezza.

Il sistema più diffuso è quello delle ruote dentate, che permettono di ridurre lo sforzo da parte di chi le utilizza

attrezzi per la potatura: le forbici

Forbici da potatura

rispetto alle comuni forbici, queste hanno un’impugnatura particolare. Hanno due anelli nei quali si inseriscono il pollice e il medio per poter  imprimere più forza durante le operazioni di taglio.

Per chi le usa è richiesta meno forza grazie a un impugnatura di lunghezza media in grado di azionare lame corte e  molto tozze

attrezzi per la potatura: le forbici

Forbici tronca rami

sono forbici particolari da utilizzare a due mani.

Si usano per tagliare rami di grandi dimensioni e sfruttano il principio delle leve vantaggiose. Il manico è molto lungo, mentre le lame sono corte.

In questo modo si possono tagliare anche rami piuttosto spessi senza fare uno sforzo eccessivo.

Alcuni modelli sono lunghi circa un metro e anche in questo caso esistono apposite prolunghe che permettono di potare rami fino a quattro metri di altezza

Forbici pneumatiche

Sono considerate attrezzi per la potatura di uso professionale, che è inutile acquistare se l’uso che dovete farne è sporadico e limitato al giardino di casa.

Essendo alimentate da un particolare sistema di aria in pressione devono essere collegate ad un compressore portatile.

Si rivelando maneggevoli e anche loro possono essere montate su prolunghe telescopiche per permettere a chi le usa di potare siepi molto alte.

Queste forbici si utilizzano anche per tagliare rami che non hanno dimensioni troppo elevate, quindi se le branche sono un po’ più spesse, è bene usare strumenti alternativi come il seghetto o la motosega.

Forbici elettriche

Le forbici elettriche funzionano con una batteria batteria, che può essere facilmente trasportata da un luogo a un altro semplicemente agganciandola alla cintura dell’utente oppure all’interno di uno zaino.

Queste forbici vengono collegate alla batteria con una cavo e si possono montare su supporti telescopici per poter eseguire lavori di potatura anche a cinque metri di altezza.

Il modello elettrico ha un’efficienza superiore del 40% rispetto alle forbici tradizionali.

E sono considerate eccellenti nel ridurre il rischio di infiammazione del tunnel carpale. La classica patologia che colpisce chi utilizza spesso le forbici e ripete inevitabilmente i movimenti.

Altri attrezzi per la potatura

  • Svettatoi

Sono degli strumenti che si usano per tagliare i rami e le fronde che si trovano molto in alto, anche a diversi metri di altezza.

Il dispositivo è molto simile ad una grossa forbice che viene applicata sulla cima di un’asta telescopica; con un particolare sistema di leve e di carrucole chi usa l’attrezzo può praticare il taglio stando comodamente a terra, con uno sforzo davvero minimo.

  • Seghetti da potatura

Se i rami da potare sono troppo grossi e non è possibile impiegare i più comuni attrezzi da taglio che hanno lame incernierate bisogna utilizzare il seghetto.

I vari modelli si differenziano per:

  • Forma della lama, che può essere ricurva o dritta
  • Numero dei denti ( più sono i denti e più preciso sarà il taglio)
  • Disposizione dei denti, che possono essere alternati o omogenei
  • Tipo di impugnatura, per esempio dritta o a manico di ombrello

In commercio ne esistono di due tipi: a lama fissa e pieghevoli.

  • Motosega

La motosega si usa per il taglio di branche grosse ma si può utilizzare anche per la capitozzatura, operazione per la quale è impossibile utilizzare un comune seghetto.

Questo attrezzo si usa in campo e a livello professionale, ha un’alimentazione garantita da un motore a scoppio, dalla corrente elettrica oppure da una batteria portatile.

In commercio è possibile trovare diversi modelli di motoseghe, diverse tra loro in base a differenti parametri, come la potenza del motore, la velocità della catena e l’alimentazione.

Come fare corretta manutenzione agli attrezzi da potatura

Quello che garantisce agli strumenti da lavoro una buona durata nel tempo è la giusta manutenzione.

Dopo aver utilizzato qualsiasi strumento per la potatura è necessaria la pulizia; bisogna rimuovere i residui della vegetazione utilizzando dell’alcool e poi asciugare le componenti per evitare la formazione della ruggine.

Se usate le forbici dovrete controllare periodicamente che le lame siano sempre bene allineate; nel caso di allentamento basterà stringere fino a tornare alla giusta posizione.

Gli attrezzi elettrici, invece, devono essere scollegati dai cavi per evitare l’ossidazione.

Infine, tutti gli strumenti devono essere sistemati in un luogo asciutto, lontano dall’umidità.

Quando le lame cominciano a perdere il filo, significa che è giunto il momento di affilarsi a dovere.

Se la lama taglia poco sarà più faticosa da utilizzare e non garantirà più prestazioni ottimali; i bordi saranno sfilacciati e il taglio risulterà impreciso e questo può rappresentare un problema per la pianta.

Le ferite causate da questo tipo di tagli, infatti, tendono a cicatrizzarsi molto più a fatica dei tagli netto e questo espone la pianta ad attacchi di agenti patogeni provenienti dall’esterno.

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