Come si fa a regolarizzare colf e badanti?

Il Censis ha rilevato che sono ben due milioni e 412 mila le famiglie italiane in cui è presente una badante, una colf o una baby-sitter. Questo significa che una famiglia su dieci ha bisogno di aiuto domestico o assistenza a bimbi ed anziani.

Regolarizzare colf e badanti

Regolarizzare la loro posizione oggi è più facile, grazie ad Internet. Il datore di lavoro non è più costretto a fare lunghe file e perdersi inutilmente nei meandri della burocrazia. Basta un semplice click.

Sempre secondo i dati raccolti dal Censis, nell’indagine “Dare casa alla sicurezza”, la maggior parte di colf e badanti è straniera (proveniente soprattutto dai Paesi dell’Europa dell’Est: Polonia, Moldavia, Ucraina e Romania). Se l’assunzione riguarda una persona extracomunitaria, è indispensabile verificare la validità del permesso di soggiorno ed essere muniti di documento di identità e codice fiscale. Se il lavoratore sta aspettando il rinnovo del suo permesso, si deve selezionare la voce specifica “in attesa di permesso”per evitare che il sistema si blocchi.

Per regolarizzare il rapporto di lavoro di badanti e colf l’Inps ha messo a punto un servizio facilmente accessibile. Basta collegarsi al sito www.inps.it ed entrare nella sezione “servizi on-line”. Per procedere nella compilazione guidata è necessario avere con sé codice fiscale e documento di identità della persona che si vuole assumere. Tutte le informazioni immesse nel sistema vanno confermate in tempo reale, per evitare eventuali blocchi del programma.

In alternativa, si può procedere alla regolarizzazione di badanti e colf telefonando al servizio di call-center dell’Inps e fornendo tutti i dati richiesti. Il numero da chiamare è 803.164. Il datore di lavoro è tenuto ad effettuare solo la comunicazione all’Inps; sarà poi questo a trasmettere tutte le informazioni allo Sportello per l’immigrazione della Prefettura (nel caso di lavoratore extracomunitario), e all’Inail per la copertura assicurativa.

Il contratto di assunzione deve indicare le condizioni di lavoro concordate e i dati inerenti entrambe le parti. Deve essere redatto in duplice copia e conservato accuratamente sia dal datore di lavoro che dal lavoratore. Secondo il Contratto nazionale di categoria, questo documento deve contenere: la categoria in cui viene assunta la persona; la data di inizio del rapporto di lavoro e se è termine, anche la data di fine; l’anzianità di servizio; l’orario di lavoro, la durata del periodo di prova; il giorno previsto per il riposo settimanale. E ovviamente la retribuzione oraria ed eventualmente vitto e alloggio.

Chi non denuncia l’assunzione può beccare una multa che va da 1.500 a 12 mila euro oltre a 150 euro per ogni giornata di lavoro che non è stata denunciata. Il contratto va presentato entro la mezzanotte del giorno prima dell’inizio del rapporto di lavoro, anche se coincide con un giorno festivo. Il datore di lavoro è inoltre obbligato a versare i contributi al’Inps, che invia i bollettini di conto corrente al suo domicilio. I versamenti sono trimestrali, e bisogna rispettare le date di scadenza: 1/10 aprile; 1/10 luglio; 1/10 ottobre; 1/10 gennaio (per il quarto trimestre).

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