Che cos’è il vulcano Marsili?

Il vulcano Marsili è uno dei più grandi vulcani d’Europa, è alto 3.000 metri e si trova nel fondale del mar Tirreno a circa 450 metri al di sotto del livello del mare e a 150 chilometri dalla costa della Calabria. Si tratta di un vulcano da tenere sotto osservazione per le sue caratteristiche e la sua attività: conosciamolo allora più da vicino.

Il vulcano Marsili

Erano gli anni Venti del Novecento quando fu scoperto questo cratere sottomarino al quale venne attribuito il nome di “vulcano Marsili” in onore dello scienziato Luigi Ferdinando Marsili.

Il Centro nazionale di ricerche (CNR) ha poi svolto degli studi che hanno evidenziato le sue dimensioni ed è emerso che si estende per circa 70 chilometri in lunghezza e circa 30 chilometri in larghezza. Attualmente assieme ai vulcani Vavilov, Magnaghi e Palinuro, il vulcano Marsili è tra quelli più pericolosi del Mar Tirreno.

Da alcune ricerche svolte dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia è emerso inoltre che sono presenti alcune emissioni idrotermali che hanno dimostrato una certa frequenza e inoltre le strutture delle pareti del vulcano risulterebbero abbastanza fragili.

vulcano Marsili

Eventuali rischi del vulcano Marsili

Il vulcano Marsili è pericoloso? Potrebbe causare un maremoto sulle coste della Calabria, della Sicilia e della Campania? A questa domanda non c’è una risposta sicura, proprio perché i vulcani vanno monitorati e tenuti sotto controllo in quanto la loro attività potrebbe mutare nel corso del tempo.

Secondo l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia non è escluso che il vulcano possa anche esplodere causando così un maremoto e per questo è fondamentale l’attività di monitoraggio.

Da alcuni studi si è evidenziato inoltre che il vulcano ha delle pareti abbastanza sottili e fragili e la camera di magma è di grandi dimensioni quindi non è da escludersi una possibile eruzione futura.

La sua attività sembra risalire a meno di 200 mila anni fa e sono tuttora attivi dei fenomeni vulcanici, mentre sui fianchi del vulcano si stanno creando apparati vulcanici cosiddetti satelliti.

Ecco allora che diventa fondamentale potenziare la rete di sismometri in grado di avvisare in anticipo nel caso di una potenziale eruzione.

Sistema di monitoraggio

Uno dei rischi naturali più grandi per la Terra non è rappresentato solo da asteroidi o effetto serra bensì anche dall’attività dei numerosi vulcani ancora oggi attivi, quindi è fondamentale organizzare una capillare rete di monitoraggio.

Il CNR dal 2005 monitora l’attività del vulcano Marsili attraverso un sistema multibeam ovvero un sonar multifascio in grado di irradiare il fondo marino attraverso onde acustiche e tramite reti integrate di monitoraggio.

Nel caso dell’Etna, ad esempio, è stata impiegata una strumentazione in grado di avvisare con un certo anticipo un’imminente eruzione, ma nel caso del vulcano Marsili non è disponibile un’attività di controllo di pari livello ed inoltre a rendere più complesse le operazioni di monitoraggio c’è il fatto che si tratta di un vulcano sottomarino.

Il vulcano Marsili richiede infatti una accurata attività di controllo, tramite una rete di sismometri sull’edificio vulcanico e collegati a terra con un centro di sorveglianza.

Oltre al Marsili vanno monitorati altri due vulcani sommersi sitiati nel Mar Tirreno, come il Vavilov e il Magnaghi, risalenti a 5-7 milioni di anni fa e posti tra Sardegna e Lazio.

Una risposta

  1. M.C.P.

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