Che cos’è il consumo collaborativo?

Non molti sanno cosa significa il termine consumo collaborativo, anche se inconsapevolmente ogni giorno molte persone contribuiscono a questo modello economico alternativo che ha come obiettivo quello di creare una possibilità differente al classico consumismo tipico dei mercati mondiali. Un’idea che promette e desidera un cambio reale per l’economia.

Definizione di consumo collaborativo

Il consumo collaborativo è il termine che indica un modello economico differente che si contrappone al classico consumismo con l’intento di ridurre l’impatto ambientale che quest’ultimo provoca.

Si tratta di un insieme di pratiche di scambio e condivisione che può riguardare sia beni materiali sia servizi.

Anche se molte persone non hanno ancora appreso il termine che definisce questo modello di economia, sono molti coloro che lo praticano in maniera non consapevole.

Il consumo collaborativo racchiude in sé tutte quelle attività che permettono di condividere, scambiare, prestare, affittare e regalare servizi o beni di qualsiasi tipo, svolgendo tutto con l’aiuto della tecnologia moderna.

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Le origini del consumo collaborativo

Il termine consumo collaborativo fu utilizzato per la prima volta da Ray Algar nel 2007. In seguito il concetto cominciò ad acquisire popolarità nel 2010 grazie al libro – What’s Mine is Yours: The Rise of Collaborative Consumption – di Rachel Botsman co-autrice di questo libro che aveva puntato il dito contro l’accesso ai beni e servizi che molto spesso ha un’importanza prioritaria nella necessità di ottenere il bene stesso.

Un cambio culturale ed economico

Alla base del consumo collaborativo c’è un’idea che è quella di stravolgere il classico concetto di consumismo e valorizzare la condivisione delle risorse per il bene comune.

Una vera e propria rivoluzione per contrastare il consumo tradizionale. Si tratta di un movimento che presuppone un cambio culturale ed economico delle abitudini di consumo, creando nuovi modelli che sono potenziati grazie ai social media e le piattaforme.

Uno dei problemi maggiori è senza dubbio l’affidabilità degli utenti, ma basta creare dei profili per gli utenti con valutazioni e referenze per ovviare a questo problema.

Un concetto che fino a pochi anni fa era senza dubbio irrealizzabile, ma che oggi si sta evolvendo e affermando in ogni settore.

Esempi di consumo collaborativo

  • Coworking
  • Carsharing
  • Bookcrossing

E tanto tanto altro ancora!

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