Driver golf: dal legno al titanio

Oggi i golfisti sono in grado di tirare più lontano con un colpo, ma per raggiungere questo risultato sono state necessarie molte modifiche ai bastoni negli ultimi 10-15 anni. Fino a non molto tempo fa, ad esempio, si usavano driver dalla testa in legno, sia persimmon che laminato. Ecco la storia dei driver golf, dai primi materiali in legno al titanio.

storia dei driver golf

Driver golf: i primi modelli in legno

Il persimmon era fatto a mano da un blocco unico di legno. Era un bene pregiato e costoso, date le tante ore di manodopera necessarie a produrlo. Tuttavia, a causa della natura stessa del materiale si faticava a mantenere intatti i bastoni che si danneggiavano facilmente, soprattutto se non venivano asciugati con cura dopo aver giocato sotto la pioggia. Inoltre, date le dimensioni, un driver in legno risultava piuttosto leggero; l’unico modo per aumentarne il peso era togliere la lamina dalla base di appoggio, praticare fori di dimensioni specifiche sul blocco di legno, riempirli di piombo fuso e lasciarlo seccare. Il ultimo, il legno doveva essere sempre verniciato per proteggerlo e, al tempo stesso conferirgli una rifinitura elegante. Tutti i golfisti che giocavano con regolarità dovevano riverniciare i persimmon almeno una volta all’anno.

Driver golf: il laminato

L’alternativa più economica al persimmon era il laminato. Questi bastoni non venivano ricavati da un unico blocco di legno ma erano fatti di truciolare, fattore che ne abbassava notevolmente il costo, soprattutto perché potevano essere riprodotti su vasta scala, al contrario dei persimmon. I legni laminati erano pitturati con uno spray, di colore nero, e poi verniciati in superficie. La sensazione di gioco era poco più dura ma l’aspetto completamente differente. I bastoni in persimmon, usati dai professionisti, trasudavano classe; quelli in laminato erano più economici, e si vedeva.

Driver in acciaio

A metà degli anni ’80 comparvero i bastoni da golf con la testa in acciaio, materiale che permise di produrre legni con ampi sweet spot, per facilitare l’esecuzione di colpi buoni, dando più sicurezza ai giocatori. Siccome l’acciaio è piuttosto pesante, la dimensione della testa non fu aumentata di molto. Un bastone da golf di questo tipo, prodotto su vasta scala e venduto a un prezzo ragionevole, non necessitava di particolare manutenzione: una sabbiatura finale rendeva la superficie resistente ai graffi e alle ammaccature. E non serviva riverniciarlo.

Subito dopo il boom dell’acciaio, i produttori si misero alla ricerca di un nuovo materiale per creare il bastone dei sogni, quello che avrebbe permesso a tutti di colpire la palla mandandola più lontano e diritta. Non si potevano, però, aumentare le dimensioni di quelli con la testa in acciaio perché sarebbero diventati troppo pesanti, rendendo difficile lo swing. Callaway superò il problema costruendo un driver con la testa in acciaio chiamato Big Bertha. Le pareti della testa erano più sottili, così il peso complessivo rimaneva lo stesso, mentre aumentava notevolmente il volume. All’inizio, un legno dalla testa così grande fu un vero pugno in un occhio. Per quanto riguardava le prestazioni, però, era il migliore in commercio e divenne un successo tale che in seguito qualsiasi altro bastone sembrò piccolo. L’unico problema era che, avendo le pareti in acciaio più sottili, si deformava facilmente.

Il titanio, un metallo forte e leggero, ha permesso ai produttori di materiale da golf di costruire driver a testa larga e con le pareti sottili con una certa facilità. Grazie a uno sweet spot più ampio, anche i giocatori meno dotati potevano ottenere buoni risultati con colpi mediocri e ben presto svanì ogni riserva dei golfisti sulle dimensioni eccessive. Ogni nuovo modello messo in commercio sembrava più più grande del precedente, finchè alcuni anni fa i due organi regolatori, la United States Golf Association e lo scozzese Royal and Ancient Golf Club og St. Andrews, decisero di fissare un limite alla capacità cubica dei driver.

Non è stata solo la possibilità di aumentare le dimensioni dello sweet spot a rendere così popolare il titanio. Per un certo periodo i produttori costruirono driver con facce sottilissime, cosa che creava un effetto trampolino per cui la palla sembrava rimbalzare dalla mazza. Nonostante la distanza di lancio ne risultasse notevolmente accresciuta, la media variava così tanto da un tiro all’altro da non garantire ai golfisti l’affidabilità necessaria. Oltre a ciò, la USGA e il R&A fissarono un limite alla distanza del salto consentita dalla faccia del driver: i bastoni avevano raggiunto il massimo. I produttori dovevano ora cercare un approccio diverso e focalizzarsi sulla precisione della curva di rotazione del lancio.

Grazie ai moderni monitor, i costruttori hanno stabilito come fare tiri più dritti con la rotazione e come cambiare il peso per far volare la palla in modo diverso. Riuscendo a raggiungere un certo angolo di rotazione e lancio i golfisti ora possono aumentare al massimo la distanza.

Driver golf composti

I produttori hanno cominciato ad usare materiali composti per le teste dei driver: nella maggioranza dei casi la faccia e la metà anteriore sono in titanio, perché è lì che si riceve il maggiore stress, mentre la metà posteriore è in grafite, molto leggera. Siccome le teste sono vuote è piuttosto facile aggiungere peso nel retro della testa e nella parte inferiore del legno. Questo sposta il centro di gravità più in basso e ancora più indietro, cosa che genera i volti migliori.

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