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Come prevenire difetti ai piedi dei bambini?

Al momento della nascita e nei primi mesi di vita, i piedini dei neonari sono orientati nello spazio in modo differente rispetto agli adulti, ossia leggermente arcuati verso l’interno. Si tratta di un atteggiamento fisiologico che non deve indurre preoccupazioni del tipo ‘mio figlio ha i piedi storti’, perchè esiste anche un nome medico per indicarlo: ‘persistente allineamento fetale degli arti inferiori’.

Significa che il piccolo continua a posizionare gambe e piedi nello stesso modo in cui li teneva nella pancia della mamma, e sembra che possa continuare a farlo fino ai nove anni di età senza che questa rotazione delle estremità debba causare preoccupazione.

Prevenire difetti ai piedi dei bambini

Spesso non è affatto facile riconoscere e, quindi, prevenire difetti ai piedi dei bambini. Il fatto che siano arcuati non indica generalmente nulla, e basta stimolarli con un leggero solletico per rendersene conto, poichè il piedino tenderà a sollevarsi e a ‘raddrizzarsi’ automaticamente in risposta allo stimolo. Man mano che i giorni passano, i piedi dei piccoli diventano più mobili, e tanto le caviglie quanto le dieta acquisiscono una scioltezza sempre maggiore, il che ne evidenzia il corretto sviluppo.

Solo se questa evoluzione non avviene e i piedini si mostrano rigidi e con un importante ripiegamento verso l’interno, sarà necessaria una visita dall’ortopedico, sempre su indicazione del pediatra. Potrebbe infatti trattarsi di una malformazione congenita che va verificata e tenuta sotto controllo.

Come prevenire difetti ai piedi dei bambini

Del resto, già nella pancia della mamma i piedini del bambino attraversano fasi di crescita alterne, che possono riguardare la parte interna o esterna a seconda dei diversi momenti dello sviluppo, e questa alternanza prosegue negli anni a venire. E’ pertanto normale che un bambino di tre o quattro anni presenti i piedini dritti che si rivolgono all’interno quando cammina, con il calcagno sporgente all’infuori e l’arcata plantare abbassata. Solo dai quattro o cinque anni in poi i piedi tendono a crescere anche nella parte esterna, raggiungendo una conformazione stabile, simile a quella di un adulto ‘normale’, non prima dei 12-14 anni.

Per prevenire difetti ai piedi dei bambini e garantire la loro corretta crescita, bisogna per prima cosa operare una distinzione fra il prima e il dopo che il bambino ha imparato a camminare. Quando ancora non cammina, i suoi piedini possono essere lasciati liberi, mettendo al massimo delle scarpine molto morbide se proprio piacciono. Quando invece inizia a caminare, i piedini devono calzare delle scarpe non rigide ma con una buona suola, che supporti la ‘spinta’ a compiere il passo. Questa fase dura dal primo al quinto anno di vita ed è particolarmente importante per evitare che il piccolo assuma una postura e un modo di camminare sbagliati, facendo propri dei difetti nella deambulazione che lo accompagneranno per tutta la vita.

L’inizio della deambulazione merita e richiede molta attenzione, perchè il bambino inizia a riconoscere la terra e a cercare un appoggio. In questa fase i genitori devono lascialo libero di fare le sue esperienze, senza dar troppo peso all’eventuale rotazione verso l’interno dei piedini del piccolo.

Se il piccolo inizia a camminare poggiandosi sulle punte dei piedi, niente di grave: spostare il centro di gravità da dietro in avanti gli fornisce infatti la spinta ad avanzare. Attenzione, però, non c’è da preoccuparsi se quando è a riposo il piede viene poggiato per bene a terra, con l’intera pianta a toccare il suolo; inoltre, tale tipologia di spostamento non deve durare più di sei, massimo otto mesi, dopo i quali è necessaria una evoluzione che tendenzialmente è fisiologica. Un controllo ortopedico è necessario solo nel caso in cui il piccolo continua a mantenere la stessa impostazione dei primi passi oltre questo periodo, a non appoggiare mai il tallone quando è a riposo e a muoversi in modo scoordinato.

Inoltre è importante considerare che ogni bambino ha i suoi tempi e ognuno inizia a camminare con i suoi tempi e, in buona sostanza, ‘come vuole lui’. Non ci sono particolari accorgimenti da adottare, nè insegnamenti, solo il piccolo aiuto del girello, che non deve però essere proposto prima del settimo mese, quando il piccolo inizia ad essere in grado di darsi le prime spinte. Proporlo prima del tempo è sbagliato, perchè il bambino sarebbe costretto a caricare troppo i piedi, ancora fragili, e ad assumere una posizione non fisiologica, che potrebbe favorire un ritardo di correzione delle rotazioni degli arti inferiori.

E’ bene ricordare, inoltre, che nei suoi primi spostamenti è normale che il piccolo cada e si rialzi, che inciampi e compia grandi movimenti con le braccia: in questa sede le bracca vengono usate un pò come pendolo stabilizzatore e troveranno riposo solo quando il suo equilibrio si sarà affinato in favore di una maggiore stabilità sulle gambe. Allora muoverà meno le spalle, metterà un piedino davanti all’altro e doserà meglio sia la forza che il baricentro delle sue spinte.

L’apprendimento della deambulazione è del tutto soggettivo: ci sono bambini che imparano molto presto e a soli 11 mesi muovono già i primi passi, ed altri che impiegano più tempo. Non c’è comunque da preoccuparsi se un bimbo non muove i primi passi anche fino a 18 mesi. Anche questo dato va considerato nella valutazione di eventuali comportamenti anomali al fine di prevenire difetti ai piedi dei bambini.

Una risposta

  1. anna maria

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