Chi è lo psiconcologo?

Ancora rara fino a qualche anno fa, ora questa figura professionale comincia a fare capolino in qualche ospedale italiano. Si tratta di uno psicologo specializzato a trattare con persone malate di tumore, con i familiari e i medici stessi che li stanno curando. La figura dello psiconcologo è nata in America circa venti anni fa, quando è cambiato l’approccio verso il malato di tumore, ovvero si è cominciato a comunicare in maniera chiara e diretta a lui e ai suoi parenti la triste diagnosi che li riguarda.

In genere si pensa che lo psiconcologo serva solo nel momento in cui il medico comunica al paziente la malattia, ma non è questa l’unica tipologia di intervento che gli si richiede.

Lo psiconcologo può affiancare il medico quando il malato interferisce con il proseguimento delle cure lasciandosi andare a comportamenti nocivi per la sua salute. Ci sono persone, infatti, che negano di essere malate, rifiutano le cure ed i controlli regolari. C’è chi, poi, già tendenzialmente pessimista, si convince di essere senza speranza e assume un atteggiamento rinunciatario, senza neppure consultarsi con il proprio medico. A reagire in questo modo sono soprattutto le persone con una notevole fragilità psichica.

Il ruolo del psiconcologo

Il compito di questo professionista è di aiutare le persone malate a recuperare la qualità della vita, anche quando la loro esistenza, a seguito della malattia, è cambiata profondamente. Lo psiconcologo, quindi, rivede valori e priorità insieme al malato, cercando si eliminare limiti e pensieri non razionali che potrebbero condurlo verso reazioni ansiose o depressive. E’ indispensabile che l’aspetto psicologico del paziente venga considerato alla stregua di quello fisico, e che il malato di tumore venga messo in condizione di continuare a condurre una vita normale e soddisfacente nelle relazioni sociali. Uno dei pericoli maggiori per il malato di cancro è di cadere in depressione e nell’isolamento dai rapporti sociali. La presenza di un professionista di questo tipo è di sostegno anche nei riguardi di familiari ed amici che circondano il malato. Aiutare parenti ed amici ad affrontare la malattia in modo meno traumatico è fondamentale. Altro momento difficile è rappresentato dall’inizio delle cure ospedaliere e il termine di queste, quando si torna alla vita di tutti i giorni e bisogna confrontarsi con le paure del futuro e le problematiche del presente.

Dove trovare lo psiconcologo

Lo psiconcologo, al momento, si trova in alcune strutture ospedaliere più importanti. Qui in genere è presente un ambulatorio a cui si può accedere tramite una normale prenotazione al Cup (il servizio è a carico del Servizio Sanitario nazionale). Ma questo psicologo “particolare” si muove anche nei reparti, visitando i pazienti insieme ai medici per capire di che tipo di aiuto hanno bisogno alcune tipologie di malati. Se di psiconcologi non se ne trova traccia, sappiate che comunque in teoria ogni ospedale è dotato di un Servizio di psicologia. Se non vi è un ambulatorio di psicologia o non vi sono medici che svolgono tale servizio di supporto psicologico, si può sempre fare una richiesta esplicita di consulenza psicologica. In realtà i dati al riguardo lasciano di stucco: dei 387 psicologi che lavorano nei 100 ospedali, ben 257 sono concentrati in Lombardia! Ora capite quanto sia difficile, se non impossibile, trovare un psiconcologo o anche uno psicologo negli ospedali italiani?

Come avviene la consulenza

Dopo aver inoltrato la richiesta di una consulenza psiconcologica, si comincia con una serie di colloqui cadenzata nel tempo. Gli incontri, a seconda dei casi, possono essere di gruppo, di coppia, di famiglia, individuali. La prima consulenza serve in genere a capire il livello di sofferenza emotiva del malato. In base ad una serie di circostanze, il medico valuterà quante sedute occorreranno e la loro durata.

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