Che cosa è l’autismo?

L’autismo è un disturbo che coinvolge le funzioni celebrali, generalmente rilevato entro i primi tre anni di vita del bambino. Non è facile da diagnosticare poiché comprende una sintomatologia molto varia e con diverse intensità, per questo si è soliti parlare piuttosto di Disturbi dello Spettro Autistico.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I principali sintomi dell’autismo sono tre: interazioni sociali alterate, problemi nella comunicazione verbale e non (annessi a disturbi d’immaginazione), tendenza ad attività ed interessi insoliti reiterati nel tempo.

Il film “Rain Man” con Hoffman e Cruise rappresenta un uomo autistico in grado di parlare, fatto in realtà abbastanza raro. I soggetti autistici spesso tendono all’ecolalia, ossia ripetono -come l’eco appunto- parole o frasi pronunciate dalle altre persone, oppure si esprimono in modo improprio.

La psicoanalisi classica accusava i genitori di queste anomalie (additando in particolar modo le cosiddette “madri frigorifero”) e prescriveva come terapia l’allontanamento dalla famiglia. Queste teorie sono attualmente ritenute superate ed al contrario si valorizza il ruolo dei genitori nella fase della diagnosi precoce e della riabilitazione.

Non ci sono ancora teorie accertate sulle cause di questi disturbi, tuttavia pare possa trattarsi di un’anomalia del cromosoma 16 e del 7.

Come anticipato, l’autismo si manifesta entro i primi tre anni di età. In alcuni casi si può parlare di autismo regressivo, ossia il bambino appare ‘normodotato’ per il primo anno e mezzo/due anni e poi tende a disimparare le abilità acquisite come quelle comunicative.

Benché non esista una vera e propria cura, esistono alcune terapie capaci di ridurre al minimo le anomalie comportamentali. In tal senso è fondamentale l’abilità dei genitori e del pediatra nel diagnosticare in modo precoce l’autismo.

Sintomi comuni sono la difficoltà nel centrare lo sguardo, tendenza all’isolamento ed incapacità di comprendere i sentimenti altrui. Gli autistici spesso compiono azioni ripetitive come dondolarsi, girare in tondo o far ruotare oggetti. Particolare è il senso del dolore, talvolta attenuato, quasi fino a sembrare insensibili, per questo può capitare che manifestino atteggiamenti autoagressivi o eteroaggressivi.

Questo disturbo è ancora poco noto in Italia rispetto agli altri paesi in cui la rete d’informazioni è molto più fitta in proposito. Eppure si tratta di un problema più diffuso di quanto non si creda, si tratta di un caso grave ogni mille persone e di 5 casi su 1500.

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